IL PICCOLO MÈNEC DELL’ALBERO DEGLI ZOCCOLI RIVIVE GRAZIE ALLA MANO DI ALE SENSO

“Per me è importante quando arrivo sul posto passare del tempo con le persone che ci vivono e farmi raccontare delle storie. Queste storie le assimilo, le rielaboro e poi escono sotto forma di immagini” ha raccontato Alessandra Odoni, in arte Ale Senso.

La sua opera per Pianura Urbana, che da qualche giorno primeggia sulla provinciale 141 che da Castel Cerreto porta a Treviglio, al primo sguardo potrebbe sembrare semplicemente un bambino seduto su un muretto che punta il dito in avanti: in realtà, come ogni opera rappresenta molto di più, ma solo uno sguardo attento e desideroso di conoscere lo può comprendere.

Quel bambino infatti è il piccolo Mènec, protagonista de “L’Albero degli Zoccoli”, il film girato proprio in queste zone da Ermanno Olmi, scomparso nei giorni in cui Pianura Urbana prendeva il via.

Un film che ogni bergamasco ha visto almeno una volta nella sua vita e che porta con se quei sentimenti di malinconia e attaccamento al territorio che la stessa Ale Senso ha voluto imprimere nella sua opera.

Il bambino punta infatti il dito sia verso lo spettatore, che verso l’altro lato della strada: “al di la della statale c’è un avvallamento dove la pianura scende, e li mi hanno raccontato che c’era un lago, il Gerundo, che custodiva la leggenda del drago Tarantasio” (inserito nell’opera come uno degli ultimi dettagli!).

Un collegamento tra passato e presente ricreato sapientemente da Ale Senso attraverso il gesto di quel bambino che quasi malinconicamente indica quel passato che comunque in qualche modo sopravvive, ad esempio proprio tramite quelle leggende che le sono state raccontate.

La scena finale mostra numerosi elementi ripresi dal paesaggio circostante, compresi i colori del territorio, alla quale l’artista ha cercato di riallacciarsi il più possibile.

Un altro collegamento interessante è stato creato dal filo della corrente che attraversa il muro e che nel dipinto diventa il filo che regge il telone che trasforma il paesaggio dietro al bambino in una quinta di teatro.

Un ulteriore messaggio che l’artista ha voluto inserire in quest’opera di riqualificazione è infatti una riflessione sulla natura: “vogliamo accettare la natura per quello che è o vogliamo modellarla a nostra misura e renderla fittizia?”

Un’opera tutta da scoprire e da gustare nei dettagli, che siamo certi catturerà l’attenzione di tutti coloro che a causa del tempo incalzante e della frenesia della vita dimenticano le proprie origini e radici.

Un ringraziamento ad Ale Senso che grazie al suo talento e alla sua passione è riuscita a racchiudere in un’opera infinite suggestioni che agganciano nel medesimo istante un film del 1978 che ha emozionato intere generazioni di bergamaschi e una leggenda che si perde negli anni della memoria.

VEDI LA PHOTOGALLERY DELL’OPERA